Raccolta delle acque Matera

Chiesa e dimora natale di San Giovanni da Matera - Sassi di Matera

Chiesa e dimora natale di S. Giovanni da Matera
San Giovanni da Matera, nacque tra il 1070 e il 1080 a Matera, nel Sasso Caveoso più precisamente in via Purgatorio Vecchio in una abitazione che succesivamente venne trasformata in chiesa in suo onore. raccolta delle acque matera   Di famiglia nobile e ricca. San Giovanni da Matera ebbe come titolo, quando ancora non esistevano i cognomi, quello di de Scalzonibus, in seguito sarà tramutato in Scalcione. Giovinetto, si forma nella cultura e nella vita cristiana presso il celebre monastero benedettino di S. Eustachio, che a quel tempo si trovava ove attualmente è la chiesa di S. Giuseppe, presso la Cattedrale. In seguito viene educato dai monaci benedettini presso Santa Maria de Armenis, monastero dove in seguito verrà ospitato il Papa Urbano II°, venuto a predicare la Crociata.   Questa formazione rinforza l’innata spiritualità del ragazzo, tanto che un giorno, decide di partire a dorso d’asino, per raggiungere la vicina Taranto, dove si ritira presso una comunità di monaci Basiliani. Qui, sull’isola di San Pietro, con l’umilissima qualifica di pastorello, incomincia la sua vita fatta di grandi penitenze. Questa sua abnegazione fu tale che persino ai monaci dovette apparire eccessiva, tanto che ben presto il giovine divenne oggetto di derisione e di disprezzo da parte di alcuni di essi, che giunsero a negargli il sostentamento. Visto che il convento non si confaceva al suo ardore di penitente, San Giovanni da Matera, decise di allontanarsi. Peregrinò così per la calabria, per poi fermarsi in un vasto eremo disabitato in Sicilia, dove trascorse due anni in preghiera e in asprissime penitenze. Per tutto questo tempo non bevve che acqua pura, si nutrì di amari frutti selvatici ed erbe, mentre per letto ebbe una vasca gelata, in cui, per vincere il sonno, s’immergeva, legato a un albero con una fune che passava per i fianchi, fino alla gola. Un misterioso impulso lo spinse a tornare nei pressi della sua Matera, a Ginosa, un grosso villaggio allora Casale di Matera, soggetta al Conte Roberto, figlio del Feudatario Riccardo Chiaromonte. Qui dopo aver fatto per due anni e mezzo voto di silenzio, spinto dall’ardore di carità che lo divorava, iniziò le sue predicazioni e fu subito attorniato da numerosi uomini di Dio, che si posero sotto la sua direzione. San Pietro gli apparve e gli ordinò di restaurare una chiesa a lui dedicata, posta fuori Ginosa, e di provvedere che notte e giorno vi si celebrassero i divini misteri e le laudi divine. Ma vennero a mancare le pietre e la calce necessarie a finire l’edificio, fu così che egli illuminato dall’Altissimo, indicò un posto ove se ne sarebbero trovate in abbondanza. Il conte Roberto, pensando che San Giovanni da Matera avesse trovato un tesoro, lo fece, incarcerare e tormentare aspramente, nella speranza di strappargli il segreto. Per disposizione divina il Santo un giorno vide miracolosamente cadere le catene, che lo avvincevano e, aperte davanti a sè le porte passò oltre i soldati inosservato e tornò alla libertà, e si diresse verso Capua. In Campania rivide il suo amico San Guglielmo da Vercelli, che lo aveva già visitato a Ginosa e che ora si trovava sul monte Lacero. Giovanni ebbe una visione; era il Signore che gli disse: “Tu andrai verso l’Oriente, Guglielmo verso l’Occidente. Vi fermerete a lavorare dove io vi indicherò”.     Si diressero, quindi verso la Lucania, tra Oliveto Lucano, S.Mauro Forte e Tricarico si leva il massiccio del Monte Croccia di Cognato. Luogo atto alla contemplazione. Costruirono un romitorio e continuarono la preghiera e la penitenza. Giovanni però era spinto sempre verso l’Oriente e, forse per imbarcarsi verso Gerusalemme, andò a Bari. Agitata e fervida era Bari nel suo fiore di attività. In quel tempo sorsero la Cattedrale e San Nicola. Proprio nella cripta di San Nicola si svolse il Concilio, presieduto dal Papa Urbano II. San Giovanni da Matera ritornò a Ginosa e, dopo aver visitato e confortato i suoi monaci, si ritirò sul Monte Gargano, nel santuario di San Michele Arcangelo. Fu proprio in questo luogo che si compì il “Miracolo delle Acque”. Da molto tempo, infatti, il tavoliere delle Puglie era arso e attendeva il refrigerio dell’acqua. Si era pregato e supplicato tanto, ma invano; il raccolto languiva e stava per perdersi; il popolo corse, perciò, con grande fiducia all’uomo di Dio. Questi illuminati da Dio, disse che la siccità era dovuta a un sacerdote, che, con la sua indegna vita, offendeva Dio. Il sacerdote fu convertito da San Giovanni da Matera e venne la pioggia ristoratrice.       L’esempio della sua vita penitente gli trasse dietro molti giovani; onde si vide costretto a costruire per loro, più che un monastero un romitorio adottando la regola di San Benedetto. Si spense nel cenobio foggiano di San Giacomo il 20 giugno 1139, il suo corpo fu sepolto a destra dell’altare maggiore nel medesimo monastero. Nel gennaio 1177 avvenne la traslazione delle ossa presso Santa Maria di Pulsano, casa-madre della congregazione degli eremiti pulsanesi, da lui stesso fondata. Anche Matera, prima che la città ricevesse le sacre ossa (28 ottobre 1830 per disposizione dell’ arcivescovo di Matera Mons. Camillo Cattaneo), aveva per il Santo una grande venerazione: ce lo attesta il corale in pergamena delicatamente miniato, contenente l’antichissimo Ufficio del Santo, che si conserva nella cattedrale di Matera; l’altro conservato in San Pietro Caveoso, proveniente dall’antica Parrocchia dedicata al Santo, che fu poi chiamata del purgatorio vecchio. Salva Salva Salva Salva Salva Salva Salva Salva